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Liceo scientifico “E. Majorana” di Mola - Giornale on line

I piaceri della lettura

Sin dai tempi antichi, chi sapeva leggere era considerato un privilegiato, qualcuno con una marcia in più. Leggere, scrivere e studiare sono arti considerate più preziose in passato, che non adesso. Ora c'è la televisione, i media, è tutto più semplice e immediato.

Calvino, in "Se una notte d'inverno un viaggiatore", sottolinea l'esigenza che ci sia un distacco tra la lettura e la tv. Chi legge dovrebbe essere messo nelle condizioni di poterlo fare. Con la tv spenta, il silenzio assoluto, la luce adatta e in una posizione comoda. Calvino dice: "Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell'indistinto." Questa condizione è imprescindibile, perché leggere significa isolarsi, teletrasportarsi in altre dimensioni, immergersi nella vita dei personaggi ideati dall'autore. E in mezzo al caos della vita quotidiana, ciò sarebbe impossibile.

Il bello della lettura è che essa non richiede specifiche potenzialità e propensioni. I tempi in cui l'analfabetismo era dilagante, sono ormai andati. Ora si da per scontata quest'arte di così sottile raffinatezza. Volendo, chiunque potrebbe elevarsi al livello di lettura che desidera. Manzoni , ne "I promessi sposi", fa l'esempio del sarto del villaggio che, seppur non avendo avuto l'opportunità di acculturarsi, sapeva leggere e amava farlo, e questa fu per lui la motivazione che gli permise di essere considerato un uomo di talento e di scienza.

I bambini svogliati si appellano alla questione delle maestre che gli impongono la lettura di un certo numero di libri, in un determinato arco di tempo. Non si dovrebbe leggere per dovere, bensì per il gusto di farlo. A tal proposito, Pennac in "Come un romanzo", pubblicato da Feltrinelli, scrive "I diritti del lettore". Ecco i più interessanti: il diritto di non leggere; il diritto di leggere qualsiasi cosa; il diritto di leggere a voce alta; il diritto di tacere.

Come la musica, la lettura è una forma di liberazione, di sfogo. E che senso avrebbe se le fossero imposte delle regole? Ne cadrebbe il fine ultimo, si disperderebbe ogni sorta di ragione che spinge un convinto lettore a fare ciò che più lo aggrada.

Basta lanciare un'occhiata al passato, ai tempi in cui coloro che oggi conosciamo come i più grandi autori della letteratura, non scelsero subito la carriera letteraria ma quella degli studi legali, come Torquato Tasso e Giovan Battista Marino. Non diedero certamente ascolto alla propria vocazione, come fece il sarto di cui parla Manzoni, sicuramente non per propria volontà ma per costrizione.

Nel 400, la donna che leggeva era considerata un esempio di bellezza nuova, rinnovata e quasi emancipata. Questo ideale era spesso rappresentato nei quadri dei maggiori artisti. Solo le donne ricche però, potevano permettersi un tale sfarzo. Nell'olio di Marisa Mori intitolato "Le due fanciulle", ci sono due figure femminili che leggono un libro per il piacere di farlo,sedute l'una accanto all'altra.

Di attività feconde per la mente, ormai ne son rimaste poche. E' nostro dovere preservarle.

Annabarbara Milano

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