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Quando il Myanmar si chiamava ancora Birmania, gli intellettuali birmani dicevano che George Orwell avesse scritto tre libri sul loro paese: Giorni Birmani, La fattoria degli animali e 1984. Il primo narra del periodo del colonialismo inglese in cui Eric Arthur Blair (vero nome dello scrittore) lavorava nell’amministrazione della Birmania britannica in qualità di agente della polizia imperiale. Il secondo racconta della dittatura militare iniziata nel 1962. L’ultimo descrive, con una precisione quasi visionaria, il governo del generale Than Shwe.
Durante il governo autoritario, le opere di Orwell furono proibite; ciò nonostante circolavano clandestinamente edizioni economiche e tascabili o pagine fotocopiate. Tra le strade di Yangon si trovavano anche copie di “Sulle tracce di George Orwell in Birmania”, scritto dalla giornalista americana Emma Larkin nel 2004 e proposto in Italia nel maggio 2018. Si tratta di un libro particolare di cui è difficile identificare il genere. È una sorta di racconto di un viaggio, ma per molti tratti sembra un vero e proprio saggio storico che illustra i caratteri della dittatura. L’opera sovrappone due piani: gli anni Venti del Novecento, quando Orwell visse in Birmania e gli inizi del Duemila quando l’autrice ha condotto le sue ricerche. Emma Larkin ha viaggiato tra Yangon, Mandalay, Moulmein e Katha. Si tratta di luoghi che hanno subito pochi cambiamenti; a detta della scrittrice: << a parte il fatto che non esiste più il governo coloniale, le città dove lavoro non sono cambiate molto; il paese è stato sotto il governo militare dal 1962 e da allora è rimasto tagliato fuori dal resto de mondo.>>. Per seguire le tracce di Orwell, la Larkin ha dovuto assumere una falsa identità si è dovuta mimetizzare rischiando grosso. Nonostante la dittatura sia fortunatamente terminata, la situazione politica è per certi aspetti ancora la stessa: cinquant’anni di regime militare e autoritario non si cancellano rapidamente e la maggior parte dei birmani ha come unica esperienza la dittatura. Ciò che quel periodo ha lasciato nel tessuto di questo paese è destinato a durare e a far sentire i suoi effetti ancora per molto tempo e ci vorranno varie generazioni per disfarsi del suo impatto. Tuttavia non ci si può limitare a leggere la Birmania solo facendo riferimento alla visione orwelliana. Del secolo scorso, la Larkin, non può non tener conto di un aspetto importante: le dittature a un certo punto finiscono e la situazione inizia a cambiare. È una legge di sopravvivenza.
Marinella Milia VAu Liceo Bianchi Dottula - Bari

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