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Uno dei cineasti di Hollywood più affascinanti, seguiti e stravaganti è sicuramente Tim Burton, regista californiano nato nel 1958 a Burbank, una cittadella nei pressi di Los Angeles.

Appassionato sin da piccolo al disegno e al cinema, a soli 18 anni Burton vinse una borsa di studio e a 21 diventò animatore presso la Disney, per la quale dirige un cortometraggio animato e due corti per la televisione. Abbandonata la Disney nel 1984, dirige il suo primo film nel 1985 “Pee-Wee’s Big Adventure”, commedia per famiglie che seppur a basso budget riscuote un grande successo, incentrato sulle avventure di uno strampalato protagonista alla ricerca della sua amata bicicletta. Il film non rispecchia la poetica del regista, ma diventa un trampolino di lancio verso pellicole che gli daranno più libertà d'espressione come “Beetlejuice” (vincitore del Premio Oscar al Miglior Trucco). Vede al centro della narrazione una coppia di coniugi defunti, intrappolati nella loro vecchia casa, alle prese con ospiti particolarmente irritanti. Segue il celebre, poetico e molto amato dal pubblico “Edward mani di forbice”, Burton ha tratto ispirazione da un suo bozzetto realizzato molti anni prima, incentrando l'attenzione sul protagonista, un ragazzo con le forbici al posto delle mani.  Burton è anche noto per la regia dei primi due capitoli della saga di film dedicati al supereroe Batman, diretti nel 1989 e 1992, dove dà una sua immagine della città Gotham City e degli antagonisti dell’Uomo Pipistrello, quali Catwoman, Joker e Pinguino. Segue nel 1994 l’eccentrico biopic sul regista Edward D. Wood, definito da molti come “il peggior regista di tutti i tempi”. La pellicola rispecchia le aspettative, vince per la sua originalità due Oscar. Non delude neanche la suggestiva rilettura di un classico racconto dell’orrore “Il mistero di Sleepy Hollow”, fortunata favola horror su un villaggio infestato dallo spirito di un cavaliere;  anche questo lavoro viene premiato con un Oscar. I lavori più controversi sono gli approcci di Burton con il  cinema fantascientifico con “Mars attacks” e “Planet of the apes”, il primo è un omaggio il cinema di fantascienza degli anni ’50 con un grande cast, mentre il secondo è una rivisitazione de “Il pianeta delle scimmie”. Altro riuscitissimo film  coinvolgente e significativo per la carriera del regista è “Big fish”, film che si rivela un enorme successo di pubblico e critica, sulla vita mozzafiato di Edward Bloom, uomo che trasforma la brutalità della vita in racconti fantastici, che segneranno nel profondo la vita di suo figlio. Celebri sono anche la fedele trasposizione del romanzo di Roald Dahl “La fabbrica di cioccolato” e l’adattamento del musical di Brodway “Sweeney Todd”, vincitore di un Oscar tecnico, dove Burton riesce a suggellare un' alchimia  dark, atipica per il suo cinema, raccontando un'agghiacciante storia di rivalsa sociale e di vendetta, per mano di un barbiere ingiustamente incarcerato, a cui un potente giudice ha portato via tutto. Il film riproduce l'ambientazione in un'ammaliante Londra ottocentesca. Nel 2010 arriva il maggior successo cinematografico di Burton in termini di incassi, “Alice in wonderland”, ispirato al celeberrimo romanzo di Lewis Carroll, che supera il miliardo di dollari di incasso, vincendo l’Oscar per scenografia e costumi. Segue due anni dopo “Dark Shadows”, basata su una serie tv anni ’70 americana, di cui il regista e molti altri membri del cast erano fans. Il film segue la comica vicenda di un vampiro, uscito dalla sua bara dopo 200 anni, alle prese con la stravagante società degli anni '70. Altra ottima prova da regista, dove Burton dimostra di saper collegare il suo mondo abitato da creature fantastiche con un'ironia sulle stranezze del mondo moderno. Ultima prova registica per il cineasta californiano è il biopic “Big eyes”, che tratta la vera storia della pittrice Margaret Keane, la cui paternità dei dipinti è stata sempre attribuita al viscido marito. Indimenticabili sono anche le immersioni nel cinema d'animazione con emozionanti cartoon, girati con la tecnica della stop-motion:  “La sposa cadavere” del 2005 e “Frankenweenie” del 2013, entrambi candidati agli Oscar. I contenuti dei film di Burton fanno riferimento ad una poetica ben chiara e definita: tutti hanno al centro una figura, che sia un mostro o un ragazzo incompreso, non accettata o compresa fino in fondo. Incompresi che trovano conforto e   solidarietà in un mondo fantastico, parallelo,  popolato da altri “incompresi”. Il regista contrappone a questa visione dei “diversi” un mondo normale, dove   nasconde ipocrisia e noia, mettendo in discussione usi e costumi della società.  Sono notevoli i lavori che il cineasta fa su scenografie e trucco, per meglio definire il contrasto tra le due realtà, prendono così  vita le fantasie della mente di Burton, spesso riconosciute con la vittoria all'Oscar. Ammirevole è la dedizione che il regista ha verso il suo team di collaboratori, Johnny Depp, suo interprete preferito, in  ben otto film, Helena Bonham Carter, il cui sodalizio comprende cinque pellicole, ma anche collaborazioni più sporadiche con Michelle Pfeiffer e Christopher Lee, i quali hanno da sempre colto il fulcro emotivo dei personaggi di Burton. Noti sono anche i lunghi sodalizi con compositori, scenografi e costumisti. I temi toccati nella sua carriera sono così universali,  traendo ispirazione   da numerose opere, come i già citati romanzi di Carrol o Dahl. I film di Burton hanno avuto un notevole seguito di pubblico e critica, e nonostante la forte singolarità nello stile,  il regista è riuscito a crearsi una grandissima cerchia di fans in tutto il mondo, influenzando così la cultura pop e  dando vita all'aggettivo “burtoniano”, vocabolo coniato e identificativo come opera artistica dai temi o dallo stile profondamente gotico. Mentre è già nelle sale il sequel di Alice in Wonderland, “Alice attraverso lo specchio”, (con Barton in veste di produttore), verso la fine dell'anno è previsto il debutto del suo diciottesimo lungometraggio “La casa per bambini speciali di Miss Peregrine”, con protagonista la star in ascesa Eva Green, alla sua seconda collaborazione con il regista. Il film racconta il viaggio di un  ragazzo alla ricerca di un misterioso orfanotrofio, dove il nonno si è rifugiato durante la Seconda Guerra Mondiale.

Pablo Traversa classe III^ A Economico-Sociale Liceo "G. Bianchi Dottula", Bari

 

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