IL GIORNALE ONLINE DEGLI STUDENTI DEI LICEI ECONOMICO-SOCIALI PUGLIESI

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Il mondo romano è costellato di figure tanto importanti, quanto spesso contoverse. Exemplum per eccellenza è senza dubbio il filosofo Seneca che, vivendo a cavallo tra due imperatori ingombranti, quali Claudio e Nerone, fornisce in più occasioni prova della sua destrezza; si pensi all' "Apokolokyntosis", opera che, attraverso un ribaltamento di un tema tradizionale quale l'apoteosi del sovrano, costituisce una feroce satira ad un uomo che era stato precedentemente elogiato nella "Consolatio ad Polybium.
È, tuttavia, durante la reggenza neroniana ove la mutevolezza del pensiero senecano appare più che mai evidente. Tenendo ben a mente che in Seneca riflessione e azione vanno di pari passo, in questa prima fase si osserva una concezione dell' otium sottomesso al negotium, come esplicitato nel "De tranquillitatae animi". Altro elemento essenziale del suo pensiero è l'ideale del sovrano illuminato, guidato nel suo agire da umiltà e clemenza.
Parallelamente ad un precipitare degli eventi, la riflessione si arricchisce di nuove sfumature: nel "De otio" Seneca prospetta la possibilità, qualora sia richiesto dalle circostanze, di un ritiro dalla vita activa e ventila l'ipotesi, nel "De beneficiis", del tirannicidio se mai il rapporto di reciprocità clientelare tra princeps e sudditi dovesse essere gravemente compromesso. Il filosofo però non può accettare ogni degenerazione, sarà sua premura dunque avvelersi, come affermato nelle "Epistulae ad Lucilium", dell'ultima arma rimastagli pur di non vivere vilmente: il suicidio.
Ivan Centola VAu Liceo Bianchi Dottula - Bari

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